Even though no one said it would happen, rolex replica uk buckled under the pressure and began to release larger versions of their classic pieces. Thus, the 41mm wide Rolex Datejust and rolex replica uk Day-Date models were born, while the 36mm wide versions are actually still produced. The 36mm wide and smaller versions of these Rolex pieces are mostly typically preferred by women these days. Both the Rolex Datejust II and Rolex Day-Date II watches come with rolex replica sale's Oyster case. The original water resistant watch, Rolex's famous trademark case style has a screw-down crown and is water resistant to 100 meters. Aside from being larger than its 36mm wide predecessor, the 41mm wide replica watches version isn't really very different. At 41mm wide it wears large given the wide lug structures and relatively wide bracelets. The back of the replica watches uk are also screwed down as part of the heritage of the Oyster case style.
 
La storia, origini e impiego.
 

“Nei mammiferi, i cuccioli hanno sempre un aspetto caratterizzato da linee morbide, arrotondate, stimoli inibitori di aggressività inequivocabili per l'adulto. Il cucciolo di lupo, in particolare, è tozzo, con orecchie pendenti, muso corto, forme che poco anno a che fare con quelle allungate e spigolose dell'animale adulto.
Nei molossoidi, pur mitigati dalla possanza e dall'imponenza che questi cani hanno da adulti, i caratteri infantili sono bel visibili nel cranio ampio, nel muso corto, nell'ampiezza dei diametri trasersali. Anche le connotazioni caratteriali sono in linea con quelle morfologiche. In tutte le razze molossoidi si riscontra in genere una magiore dipendenza dall'uomo, un senso del possesso territoriale preponderante rispetto all'istinto di predazione, una duttilità e una ecletticità nel ricoprire ruoli e mansioni diverse. Proprio per questo il molosso è, più di altre razze, un cane nato con l'uomo e per l'uomo” (Il CANE CORSO – Casolino e Gandolfi – Mursia)
Le testimonianze dell'esistenza di un cane molossoide ai fianchi dell'uomo si perdono nei secoli passati. Risalgono al III e II millenio a.C. I reperti di Lagash e di Ur, entrambe città sumere site nell'antica regione mesopotamica. La scultura è custodita al Louvre e raffigura un molosso sumero, mentre il bassorilievo esposto al museo di Chicago rappresenta una femmina di molosso che allatta.
Altri numerosi reperti, rinvenuti in regioni diverse e databili nel susseguirsi dei secoli testimoniano inevocabilmente la costante presenza del cane molossoide al fianco dell'uomo.
Evolutosi con la specie umana, differenziandosi in razze distinte in funzione del clima, dell'impiego e forse anche del gusto di chi lo allevava, questo compagno di storia arriva ai giorni nostri. In questa evoluzione e durante queste differenziazioni nasce il Cane Corso Italiano, che trova la sua collocazione ed il suo impiego naturale nelle masserie del centro - sud Italia. In queste aree veniva quotidianamente impiegato, apprezzato e stimato in qualità di custode e difensore delle corti medioeali, ma anche quale coadiuvande nella caccia ai grossi ungulati, al cinghiale ma anche al tasso e all'istrice.
Funzionale ed apprezzato anche quale ausiliario durante le transumanze, idoneo alla difesa delle mandrie di cavalli, di bovini, ovini e non ultimo di maiali, il Cane Corso vive il suo periodo di maggior gloria nell'Ottocento e poi nel fervore della ripresa economica dopo la prima guerra mondiale.
Scrive Fernando Casolino: “L'ottocento dovrebbe considerarsi il periodo d'oro della razza da quanto si rintraccia attraverso l'arte e la letteratura, con una naturale efficacia delle attività e conseguente impiego dei Corsi fino al 1915. Dal '15 al '18, periodo della 1a guerra mondiale, le atiità agricole e pastorali subiscono una notevole flessione, riducendo anche l'interesse per il bestiame e, di conseguenza, determinando una minore esigenza della presenza dei Corsi.
Dal 1920 al 1940 sono anni di ripresa, ... ritorna un grande interesse per la terra ... l'allevamento del bestame ritorna a svilupparsi ed il Cane Corso torna a pieno titolo a ricoprire il suo ruolo.
Il Cane Corso ridiventa il cane comune del paese, del villaggio, del borgo. Chiuso talvolta in areali isolati diventa semplicemente IL CANE perche non vi sono altre razze.
Il numero dei cani era notevole e gli allevatori disponevano d'un copioso materiale genetico da adoperare per ottenere soggetti sempre più idonei alle loro esigenze.”
Con l'arrivo della seconda guerra mondiale tutto si ferma, e anche una volta che questa seconda tragedia finisce, nonostante la pace, per le attività agricole continua la crisi. La conseguenza inevitabile delle leggi per la trasformazione fondiaria, l'avvio dell'era industriale, comportano il fallimento senza rimedio dei desideri di rinascita rurale.
Nel decennio dal '51 al '61 molte masserie cessano qualsiasi attività e in questo panorama di crisi, mentre l'occupazione della popolazione meridionale passa dal 75% al 57%, il Cane Corso arriva a toccare il suo punto di maggior decadenza, circondato dal disinteresse e dalla negligenza della popolazione in quanto escluso e superfluo alle trasformazioni industriali.
Per l'attuale fortuna dei moderni appassionati, pronti a raccogliere quello che in passato altri hanno seminato, anche in quei tristi anni, come scrive ancora Fernando Casolino:
“restano poche isole dove le tradizionali attività proseguono, con opportune migliorie, a ripercorrere le strade di sempre. Qui sopravvive anche il cane Corso, meno utilizzato ma mantenuto, comunque, per passione, per tradizione. E' la caparbia volontà di pochi a conservare un patrimonio zootecnico ricevuto in eredità dai vecchi.
Da queste isole s'illumina il nuovo mattino del Cane Corso che ricercatori ed alleatori hanno ripreso a selezionare da oltre venti anni, perchè non vadano dispersi e perduti lembi di civiltà, di fascino, di storia.
Ho ripercorso le strade dei luoghi delle mie origini ed il Cane Corso c'era ancora, era li dov'era sempre stato.
Era dove il Prof. Ballotta lo aveva veduto ed ammirato negli anni '50.
Era dove il Prof. Bonatti ( Il cacciatore siciliano – n°9 del'57) ne aveva osservato le caratteristiche morfologiche e l'utilità di impiego.
Bisognava soltanto cercarlo, andargli incontro e strapparlo al silenzio per evitare l'ultimo abbandono. In questo lavoro di rinascita mi sono stati compagni Gandolfi, Sereni e i fratelli Malavasi sotto l'incalzare di segnalazioni certe e controllate.”
“Hanno contribuito la fondazione della S.A.C.C. e la guida dell'Enci con i suoi esperti ed i suoi giudici.
Ha curato e seguito l'avvio del recupero della razza, in allevamento, Giancarlo Malavasi, prima col fratello Luciano, ora con la moglie Anna Battaglia” - titolare dell'allevamento “dell'Antico Cerberus.

Le prime notizie

La prima scintilla che riaccende l'interesse per IL CANE CORSO è una lettera scritta da Paolo Petrelli e pubblicata sul n° 6 del giornale ufficiale dell'Enci: “I Nostri Cani”, nell'anno 1978.
Nel dicembre dello stesso anno, sempre su “I Nostri Cani”, esce un articolo firmato da Paolo Breber che descrive i soggetti incontrati in Puglia, grazie anche alla segnalazione avuta in una lettera del Prof. Bonatti, datata 2 Dicembre 1973. In questa lettera si descriveva un cane molossoide a pelo corto, differente dal mastino napoletano, aggiungendo come anche il Prof. Ballotta, famoso allevatore di schnauzer, ne avesse visti parecchi nelle campagne della Puglia.
Nel maggio del 1979 Stefano Gandolfi, appena sedicenne, grazie agli scritti ed alle fotografie prodotti da Breber, viene a conoscenza che questa antica razza italiana è sopravvissuta alle due grandi guerre. Scoprirlo ed appassionarsi all'idea del recupero genetico della razza sono una unica cosa.
Coinvolgendo nel suo progetto Giancarlo e Luciano Malavasi, già rinomati allevatori di Pastore Tedesco, trasmettendo anche a loro tutta la passione ed il fervido entusiasmo che lo animava, i tre si mettono in contatto con Breber che non lesina loro le informazioni e da tutta la sua disponibilità ad accompagnarli in Puglia, sui luoghi dove aveva rintracciato i primi esemplari e dove effettuato e seguito i primi accoppiamenti mirati al recupero della razza. (il 14/11/75 da ALIOT,grigio X MIRAK, tigrata, nascevano 7 cuccioli. Fra questi la femmina tigrata a nome BRINA X PICCIUT, tigrato, il 15/01/78 da alla luce 10 cuccioli)
Nel Settembre 1979 Paolo Breber, Stefano Gandolfi e Luciano Malavasi scendono in Puglia per rintracciare e scegliere i primi soggetti con cui selezionare la razza e iniziarne il recupero.

I primi contatti

Nella prima discesa in Puglia, partiti da Mantova, le attenzioni dei tre appassionati (Breber,Gandolfi e Malavasi) si concentrano su 6 esemplari, 2 maschi e 4 femmine, nati nelle cucciolate del '75 e '78, tutti di taglia medio grande, di costuzione mesomorfa e muscolatura sviluppata.
Soggetti che si presentavano tutti nobili, atletici e fieri, decisamente rispondenti ad una struttura molossoide ma assolutamente privi di ogni pesantezza, totalmente diversi dal mastino napoletano. Questi soggetti, decisamente simili nella struttura, si differenziavano in due tipologie se si andava ad esaminarne la testa. Alma e Cocab,nate nel '78 da Brina, avevano testa alaneggiante e denti con chiusura a forbice. La madre, invece, aveva muso più corto e una chiusura a forbice rovesciata.
Sempre figlia di Brina, una altra femmina, a nome Tipsi, come scrive Gandolfi: “aveva il muso lungo poco più di un terzo della lunghezza della testa con una dentatura che chiudeva a forbice rovesciata. La testa, nel suo insieme, era nobile e proporzionata, una cagna raccolta ed armoniosa, attenta, fiera e vivace. Fattrice fondamentale del programma di recupero della razza.”
A queste quattro femmine si aggiungeva il maschio a nome Tappo, sempre figlio di Brina. Leggermente prognato, distinto, con muscoli di tutto rispetto, di colore fulvo chiaro, che venne regalato da Breber ad amici nel foggiano. A completare la rosa dei sei soggetti presi in considerazione va aggiunto Picciut, il maschio tigrato padre di Alma, Cocab, Tipsi e Tappo. Proprietario Armando Gentile, rispetto al figlio presentava una testa ancora più tipica, con un muso che, come quello della figlia Tipsi, era lungo poco più di un terzo della testa.
In comune tutti questi cani avevano assi cranio facciali leggermente convergenti.

Il recupero

Le difficoltà concrete nel recupero della razza, emerse in questa prima trasferata, erano decisamente numerose, legate alla reticenza dei proprietari a cui erano stati affidati i soggetti nati dalle prime due cucciolate prodotte da Breber e ad una mancanza di cultura cinofila.
Racconta Gandolfi che “Eterogeneicità, inconsistenza numerica e difficoltà di far capire il nostro programma di recupero erano motivo di perplessità se non di vero sconcerto. Nel Settembre dell'80, dei 17 cuccioli nati con i primi due accoppiamenti del Breber, solo 5 erano rintracciabili. Gli altri, donati ai pastori, si erano dispersi nelle campagne e se ne erano perdute le tracce.
Solo due femmine, Tipsi e Brina erano sotto un diretto controllo. Altre a queste, il maschio Dauno, fratello di Brina, e la ormai anziana Mirak.
In sostanza era stato gettato solo un sasso nello stagno,: il vero recupero della razza doveva ancora iniziare”
Consapevoli della situazione e delle difficoltà, Gandolfi ed i fratelli Malavasi si rendono conto, anche dietro consiglio di Casolino, che per avviare un serio programma di recupero bisognava trovare “una sede, un'oculata assistenza per gli sviluppi futuri e, soprattutto, una pragmatica filosofia di selezione”. Di questo fardello si fanno carico i fratelli Malavasi, che accettano di concedere l'uso del loro canile per ospitare i soggetti più meritevoli, dedicandosi ad “accudirli, sorvegliarne gli accoppiamenti, fare partorire le fattrici e seguire le cucciolate. Il tutto in cambio di futuri, ipotetici risultati da una razza sconosciuta ai più e dal destino incerto”(Casolino).
Grazie alla disponibilità dei fratelli Malavasi è finalmente possibile iniziare quel serio programma di recupero che era nei loro pensieri e in quelli di Gandolfi e Casolino. Queste persone, con caparbietà e costanza, gettano le basi di quello che è il Cane Corso Italiano di oggi, trasferendo fra la fine del '79 e il Gennaio 1980 i primi tre soggetti a Mantova: Le femmine Tipsi e Brina assieme a Dauno, un maschio nero nato nella prima cucciolata di Breber, da Mirak x Aliot.

I primi risultati di selezione.

Nonostante le difficoltà, da questi tre soggetti, lavorando in consanguineità al fine di fissare le caratteristiche di tipo e struttura, nascono i primi esemplari di Cane Corso dell'era moderna.
Fra tutti, emersero per le loro qualità di tipo, struttura e capacità di trasmissione dei caratteri genetici alcuni esemplari che sono alla origine di tutti i soggetti moderni:
primi fra tutti due fratelli, neri, figli di Dauno x Tipsi, nati nell'Allevamento di Malavasi e Battaglia, oggi “Antico Cerberus”:


Basir, ceduto in proprietà a Casolino e ritenuto il punto di riferimento zootecnico dellas razza.







Bulan, proprietario Gianantonio Sereni, dimostratosi un ottimo razzatore nell'ambito del programma di recupero della razza.
Affidati dai fratelli Malavasi a Michele Angiolillo:
Aliot, maschio grigio, e Babak, femmina tigrata.


La rinascita

“Il 18 Ottobre 1983 fu una giornata storica per il Cane Corso. Per la prima volta un piccolo nucleo di appassionati della razza si radunava con i propri cani per una verifica della situazione. I 12 esemplari adulti presenti furono esaminati e misurati accuratamente dal Dr. Giovanni Ventura, veterinario, giudice Enci ed allevatore.
La quasi totalità dei soggetti presentava un leggero prognatismo, assi cranio facciali leggermente convergenti, peso medio di 47 Kg per i maschi e 38 per le femmine. I mantelli erano, in maggioranza, di colore nero, tigrato, fulvo e grigio. Tutti i cani presentavano un aspetto atletico e asciutto, la testa era squadrata e massiccia” (Gandolfi)

Lo stesso giorno viene formalizzata e nasce ufficialmente, con sede a Mantova, la Società Amatori Cane Corso.
Presidente Stefano Gandolfi.
Vicepresidenti: Paolo Breber e Luciano Malavasi.
Segretario: Fernando Casolino
Tesoriere: Giancarlo Malavasi.
Direttore: Gianantoni Sereni.
Soci Fondatori: M. Angiolillo – N. Anselmi – D. Baldassarri – G. Bonatti – C. Bondavalli – B. Bonfanti – P. Breber – P. Buzzi – F. Casolino – G. Gallini – S. Gandolfi – G. Malavasi – L. Malavasi – G. Mauro – G. Monfardini – S. Nardi – G. Sereni – V. Suffritti – A. Tellini – G. Ventura.

Nel 1985 viene affidato a Casolino il compito di mantenere i contatti con i giudici cinofili e con l'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, al fine di arrivare al riconoscimento ufficiale della razza.
Opera di proselitismo e di convincimento veniva fatta da tutti gli appassionati verso i nuoi futiri soci del sodalizio e verso i giudici più apprezzati in seno all'Enci.
Basir, capostipite e razzatore indiscusso, “era stato presentato in forma confidenziale a molti giudici che ne avevano considerato la veste morfologica, il portamento ed il carattere”(Gandolfi)
Il 16 Giugno 1985 si svolge il primo incontro formale fra gli appassionati della S.A.C.C. e la cinofila ufficiale, rappresentata dai Giudici Enci Franco Bonetti, Antonio Morsiani, Mario Perricone e Claudio Bussadori. Furono presentati 10 Cani Corso e nonostante la scarsa presenza numerica, l'interesse dell'Enci fu elevato, tanto che il 3 novembre 1985, a Mantova, inviò una rappresentativa ufficiale al Raduno di Razza indetto dalla S.A.C.C. A rappresentare furono i giudici Barbati, Mentasti, Morsiani, Quadri, Perricone, Vandoni e Ventura. A seguito di questo incontro l'Enci iniziò a valutare la possibilità concreta di arrivare ad un riconoscimento ufficiale della razza. Questo indubbiamente anche razie al costante interesse dimostrato da Antonio Morsiani e Mario Perricone, giudici esperti di fama internazionale nonché noti allevatori di molossoidi.
Nel 1986 Casolino, Malavasi, Sereni e Gandolfi si recano ripetutamente in meridione, alla ricerca di nuovi soggetti da immettere nella linea di sangue da loro selezionata. In un anno e mezzo, grazie anche alla collaborazione di nuovi appassionati cinofili residenti nelle zone della Puglia, dell'Umbria ed in Sicilia, riescono a entrare in possesso di circa trenta nuovi esemplari, riconducibili ad undici differenti correnti correnti di sangue.
In questo anno e mezzo, grazie a questi nuovi soci, nascono le delegazioni S.A.C.C. di Puglia e Sicilia, creandosi così una proficua collaborazione fra gli appassionati residenti nelle zone di origine del Cane Corso ed il centro di selezione e rinascita della razza, sito a Mantova, nell'allevamento dei fratelli Malavasi. Primo artefice di questa collaborazione, profondo appassionato del Cane Corso, anello di congiunzione fra le regioni meridionali ed il centro di selezione a Mantova, fu Vito Indivieri. Amico di Morsiani, residente in Puglia, si prodigò costantemente nella catalogazione e nella ricerca dei soggetti più meritevoli, durante gli spostamenti effettuati nello svolgimento della sua attività di venditore ambulante. In Sicilia analogo impegno e identica passione vengono profusi da Giovanni Tumminelli, che fornisce informazioni storiche e documentazioni fotografiche idonee a censire anche in questa regione I Cani Corso ancora presenti e tipici.
Grazie a questa comunione di intenti viene definitivamente portata a compimento quell'opera di recupero iniziata sul finire del 1979 e diventa possibile per il Dr. Morsiani iniziare ad effettuare quei rilievi biometrici che avrebbero portato in breve alla stesura dello Standard Ufficiale del Cane Corso Italiano.
Il Dr. Morsiani, dietro incarico del Comitato Giudici Enci, su commissione della S.A.C.C., accompagnato ed assistito nei ripetuti spostamenti fra Nord e Sud da Gandolfi, Malavasi, Indiveri e Tuminelli, inizia ad esegue le misurazioni cinotecniche, scegliendo quale prototipo della razza Basir, effettuando I rilievi su un numero complessivo di cinquanta esemplari scelti fra i 90 Cani Corso che gli erano stati sottoposti a giudizio.

Il riconoscimento della razza

Dopo lunghi viaggi, delusioni e successi, dubbi e certezze, dopo misurazioni cinotecniche, studi cinometrici e valutazioni caratteriali, dopo oltre sette anni di fatiche e passione, arriva finalmente il primo riconoscimento ufficiale per il Cane Corso Italiano: nel mese di Novembre 1987 il Consiglio Direttivo dell'Enci approva lo standard redatto dal Dr. Antonio Morsiani.
Nel 1988, in occasione delle esposizioni canine di Milano, Firenze e Bari I giudici Morsiani, Perricone e Vandoni effettuano su oltre 50 cani corso sottoposti al loro giudizio ulteriori rilievi cinometrici, a cui si aggiungevano I quasi sessanta soggetti censiti e registrati da Vito Indivieri nel sud italia, con fotografie e notizie dettagliate sulle varie correnti di sangue.
A chiudere il 1988 e concludere la mappa topografica dei soggetti ormai conosciuti e registrati, un ultimo raduno generale si tenne a Foggia nel mese di Ottobre, con la presenza di Morsiani per tutte le valutazioni necessarie.
Questo ultimo esame, superato con successo, convince definitivamente gli esperti dell'Enci a fare gli ultimi passi necessari per il riconoscimento ufficiale e definitivo della razza.
In occasione della Esposizione Europea di Verona del 25 Novembre 1990 quindici Cani Corso sfilano nel ring d'onore.
E' la prima presentazione ufficiale alla cinofilia internazionale, contemporanea alla istituzione di un Libro Aperto, affidato al Prof. Vittorio Dagradi, nel quale iscrivere tutti quei sogetti adulti che dopo essere stati sottoposti ai rilievi cinometrici ed al tatuaggio di riconoscimento fossero stati ritenuti conformi allo standard redatto da Antonio Morsiani sul prototipo morfologico di Basir.
“A Seveso, alla fine di Settembre del 1993, il Cane Corso sostenne la prova che consacrava I suoi titoli alla presenza dei giudici Bernini, Bonetti e Vandoni. Quasi cento Cani Corso sotto il cielo di Lombardia!
Il Consiglio Direttivo dell'Enci, consultati gli atti raccolti e sentito il parere favorevole del Comitato Giudici, del Comitato Razze Italiane e del Comitato Allevamento, accoglieva e ne sanciva il riconoscimento il 20 Gennaio 1994: Il Cane Corso diveniva, a pieno titolo, la 14a Razza Italiana.

The Breed : Standard & Notes


Questo scritto vuole essere di aiuto a chi è interessato a comprendere la reale struttura morfologica del Cane Corso, tale da renderlo tipico rappresentante della sua razza.
Definirlo semplicisticamente il molosso italiano non gli rende giustizia, e nemmeno rende merito e giusto riconoscimento a chi ha tanto lavorato e studiato per compilarne lo standard in maniera così esauriente, precisa, tecnica e scientifica tale da farne in assoluto uno dei più completi e validi esempi di competenza cinotecnica e cinognostica applicata. Ed infine, non rende grazie a coloro che, per arrivare ai soggetti usati per la compilazione dello standard ed ai loro attuali eredi, hanno tanto girato per l'Italia, faticato nelle prime selezioni, sopportato delusioni e derisione, alcuni fermandosi lungo il cammino, altri arrivando fino ad oggi, ma tutti sempre pervasi dalla grande passione per

Il Cane Corso Italiano.
(A supporto ed aiuto si fa buon uso degli scritti eseguiti dal Dott. Antonio Mirsiani per la stesura dello standard che venne approvato dal Comitato Giudici e dal Consiglio Direttivo dell'Enci nel 1987, poi riscritto secondo le nuove specifiche imposte dalla FCI per la stesura degli standard di razza e quindi ratificato nel 1995.)

Dallo STANDARD:
Gruppo Molossoide, Razza concavilinea a pelo raso.
COMMENTO ESPLICATIVO
Megnin - divisione delle razze in 4 gruppi: Lupoide, Braccoide, Graioide, MOLOSSOIDE: cani con testa voluminosa, rotonda o cuboide; orecchie piccole cadenti; muso corto; labbra lunghe e spesse. Corpo Massiccio. Tipi normali di grande statura.
Dechambre – divisione delle razze in 3 gruppi sulla base delle direzioni aventi fra loro gli assi longitudinali superiori di muso e cranio: rettilineo, convessilineo e CONCAVILINEO: gli assi sono convergenti.
Nel Cane Corso sono monoconvergenti, vale a dire che l'asse del muso si presenta orizzontale al suolo con l'asse del cranio che converge su di questa.Clik to see
Nel Cane Corso la biconvergenza (Boxer Tipe) ed il parallelismo (mastiff Tipe) sono indicativi di ipertipo la prima e ipotipo la seconda. Clik to see

DALLO STANDARD:
Mesomorfo il cui tronco è più lungo dell'altezza al garrese, armonico rispetto al formato (eterometria) e disarmonico rispetto ai profili (alloidismo).
COMMENTO ESPLICATIVO
Tutte le razze canine sono raggruppabili in 3 Tipi Morfologici, in base al confronto fra i loro diametri trasversali e longitudinali:
Mesomorfo: diametri bilanciati (Golden)
Dolicomorfo: diametri longitudinali dominanti (Levrieri)
Brachimorfo: diametri trasversali dominanti (Mastino Napoletano)
Gli indici di misura atti a classificare i differenti tipi morfologici sono tre: Indice Corporale e Indice Toracico per quanto concerne il tronco. Indice Cefalico per quanto riguarda i diametri del cranio.
Per definire questi indici si applica una formula cinognostica.

Indice Corporale = lunghezza del tronco X 100 / circonferenza toracica.

Brachimorfi = 50>70
Mesomorfi = 70>85
Dolicomorfi = 85>100

Cane Corso ottimale = 80 - Mesomorfo

Indice Toracico = Larghezza del torace X 100 / altezza del torace.

Brachimorfi = 90>100
Mesomorfi = 60>90
Dolicomorfi= 50>60

Cane Corso ottimale = 70 – Mesomorfo

Indice Cefalico: = Larghezza della testa X 100 / lunghezza della testa

Brachicefali = +54
Mesocefali = 50>54
Dolicocefali = -50

Cane Corso ottimale = 64>66 – Brachicefalo

DALLO STANDARD:
Tipo Costituzionale: Habitus muscolare con una quasi impercettibile tendenza all'habitus respiratorio. Complessione normale o lievissimamente iperossidativa.

COMMENTO ESPLICATIVO:
- Si definisce Habitus l'insieme delle caratteristiche di una razza, ed il francese Sigaud ne distinge quattro, in relazione alla dominanza per volume di una parte anatomica rispetto all'insieme del corpo:
Cerebrale, con dominanza della testa (Bouledogue inglese)
Digestivo, con dominana del ventre (Mastino Napoletano)
Respiratorio, con dominanza del torace (Lerieri)
Muscolare, con dominanza delle parti muscolari (Boxer)
- Per complessione si intende invece la costituzione fisica del corpo, classificata in base alla capacità dei muscoli di tradurre in energia motoria le particelle di ossigeno condotte dal sistema vascolare ai tessuti. Se scarsa è ipossidativa, oppure può definirsi normale ed infine iperossidativa nel caso di grande efficienza.

Pertanto si evince come il Cane Corso sia un soggetto costruito con un tronco mesomorfo ma un cranio brachicefalo.
Questa differenza di indici costituzionali fra tronco e testa è una delle principali ragioni per cui è facile eccedere verso soggetti pesanti, linfatici ed eccessivamente statici nell'intenzione di arrivare ad esemplari con teste cosiddette”importanti” ma scivolando invece verso un tipo costituzionale Brachimorfo. Contemporaneamente il ricercare temperamenti caratteriali elevati può facilmente far emergere soggetti certamente asciutti, tipici dell'Habitus muscolare, ma sovente privi di quella solidità e ampiezza toracica che deve caratterizzare il Cane Corso, andando in maniera eccessiva verso un habitus respiratorio, con una nevrilità e una carenza di masse che certo non sono corrette.
La complessione normale o leggermente iperossidativa definita e richiesta dallo standard, evidenzia ulteriormente la caratteristica fondamentale del Cane Corso quale razza che deve esprimere “forza, agilità e resistenza”, in nessuna regione del corpo e per nessuna ragione simile al Mastino Napoletano, “di mole medio grande, con muscoli potenti e lunghi, molto distinto, intelligente, energico ed equilibrato”, con una altezza al garrese che è doppia rispetto alla lunghezza dell'arto dal gomito a terra, altra tipica caratteristica dei soggetti mesomorfi.
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La Testa, alla base della tipicità di razza

Le razze canine arrivano quasi a 400 ed in tutte la testa diventa la parte che con le sue caratteristiche e peculiarità distingue più del tronco la tipicità della razza, anche se privilegiare solo questo aspetto a discapito di una costruzione corretta secondo lo standard e funzionale alle attitudini originarie è certamente e totalmente sbagliato.Questa visione limitata porta a soggetti che, seppur tipici, possono mancare di salute funzionale e generale, con piedi aperti, mancinismo, vaccinismo, lordosi e cifosi, angoli degli arti atipici per eccesso o difetto, groppe non confacenti allo standard, ecc.
A prescindere da queste considerazioni, una corretta tipicità nella testa è decisamente importante nel Cane Corso, ancor più trattandosi di una razza che si presenta mesomorfa nel tronco e Brachicefala nella testa .... come già illustrato e chiarito nelle pagine sull'aspetto generale.

Nello standard descrittivo stilato dal Dr. Antonio Morsiani nel 1987 tutta la testa viene esaminata con particolare attenzione, ed rapporti cinometri fra le varie parti vengono esaurientemente e specificatamente illustrati e definiti.

Per riportare nella pratica queste misurazioni e questi rapporti, si prende come prototipo di misura un maschio di cane corso con una altezza al garrese di cm 67 (da standard cm 64>68).
(Per una reale semplificazione, le misure sono arrotondate al primo decimale)


La lunghezza della testa (muso + cranio) raggiunge i 3,6 decimi dell'altezza al garrese
(= cm 68 / 10 x 3,6 = cm 24,5)

La circonferenza della testa, o perimetro, misurato agli zigomi, deve essere sempre più del doppio della lunghezza totale della testa
( > 24,5 cm)

La lunghezza del muso corrisponde a 3,4 decimi della lunghezza totale della testa
(= cm 24,5 /10 x 3,4 = cm 8,3)

La larghezza del cranio, misurata dai lati esterni degli zigomi, corrisponde logicamente ai 6,6 decimi della lunghezza totale della testa
(= cm 24,5 /10 x 6,6 = cm 16,2)

La lunghezza del cranio è uguale alla sua larghezza, quindi sempre pari a 6,6 decimi della lunghezza totale della testa.
(= cm 24,5 /10 x 6,6 = cm 16,2)

“ Inderogabile elemento di tipicità nel cane corso è che la larghezza del muso eguagli la lunghezza dello stesso e che il muso misurato alla sua radice sia di almeno 1/3 più alto della sua lunghezza”(A. Morsiani)
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La larghezza del muso è uguale alla sua lunghezza, pertanto pari a 3,4 decimi della lunghezza totale della testa.
(= cm 24,5 /10 x 3,4 = cm 8,3)

L'altezza del muso alla radice è “almeno” un terzo di più della lunghezza del muso
(= cm 8,3 + (8,3 /3) = cm 11,5)

Come già detto , Gli assi longitudinali del cranio e del muso sono leggermente convergenti, mentre le facce laterali del muso si prsentano parallele. Clik to see
Questo parallelismo porta ad una canna nasale che deve mantenere rigorosamente la stessa larghezza dalla sua base alla sua radice, quindi la larghezza che presenta alla base dello stop (nasion = punto di sutura fra le ossa nasali e quelle frontali) sarà uguale a quella che presenta alla base del tartufo, determinandone la larghezza, posizionato sulla stessa linea della canna nasale e formante un angolo retto fra la faccia superiore ed anteriore.

La larghezza della canna nasale è circa il 60% della sua lunghezza, pari circa al 20% della lunghezza della testa.
(= cm 8,3 / 100 x 60 = cm 5)(= cm 24,5 / 100 x 20 = cm 5)

Le labbra superiori sono quelle che nel Cane Corso danno il profilo inferiore laterale del muso che, visto di fronte, presenta una faccia anteriore assolutamente larga e piatta, determinata e convalidante il parallelismo delle facce laterali che sono origine di una caratteristica U rovesciata alla giunzione delle labbra superiori. Nel caso di soggetti con muso conico, derivante dalla non corretta convergenza delle facce laterali del muso, alla giuntura delle labbra superiori si evidenzierà una V rovesciata e una piattaforma anteriore del muso a trapezio isoscele rovesciato.
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Importante nel valutare la tipicità di razza è anche la depressione naso-frontale, comunemente chiamata Stop. Questi si presenta molto marcato per le bozze frontali molto sviluppate e sporgenti in avanti e per gli archi sopracilliari rilevati
Nella valutazione dello stop va tenuto in grande conto l'angolo cranio facciale (130°), determinato dall'inclinazione della retta che passa per il solco mediano del cranio in rapporto al punto di incontro con la base superiore della canna nasale (asse superiore longitudinale). Il solco mediano termina circa a metà del cranio, dividendo e distanziando nettamente i due seni frontali, condizione di tipicità essenziale per il cane corso. “Vi sono esemplari che pur avendo un corretto angolo seni-nasale (105°-110°), hanno, a causa del non adeguato sviluppo nelle tre dimensioni delle bozze frontali, un solco mediano scarsamente o troppo pronunciato. Tali deviazionismi, che comportano angoli cranio-facciali anomali, vanno tenacemente combattuti.” (A. Morsiani)

Spesso seni frontali poco sviluppati e cranio piatto si associano ad occhi ravvicinati, che modificano l'espressione. La posizione ottimale degli occhi deve essere subfrontale, con un angolo di 10° fra l'asse palpebrale e l'asse mediano della testa. Nelle femmine un angolo di 15° è tipico, ma in entrambi i sessi una posizione frontale indica ipertipo, spesso associata ad occhi rotondi e va penalizzata. Al limite del declassamento la posizione semilaterale degli occhi, con un angolouguale o superiore ai 20°.
Per finire la definizione dei caratteri identificativi della testa, le orecchie: di media grandezza, forma triangolare, inserite alte, larghi alla base e con apice piuttosto appuntito, aderenti alle guance senza raggiungere la gola.

Il Corpo, essenziale congiunzione fra testa ed arti, bilanciere del movimento, essenziale nella correttezza in una razza fortemente atletica.

Collo
Ben distaccato dalla nuca, con il margine superiore leggermente convesso, inferiormente privo di giogaia, ha una sezione ovale. La lunghezza del collo è uguale alla lunghezza della testa, quindi 3,6/10 dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 10 x 3,6 = cm 24,2)
Il perimetro a metà della lunghezza è di 8/10 dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 10 x 8 = cm 53,5)
Il diametro supero inferiore, o larghezza alla base, è di circa 3/10 dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 10 x 3 = cm 20)
Il collo ha una direzione ottimale di 45° rispetto al suolo e di 90° rispetto alla spalla.
La lunghezza del collo è fondamentale, in quanto si riflette sulla correttezza e tipicità del movimento. Fungendo da bilanciere, sposta in avanti il baricentro crea instabilità e quindi velocità di spostamento. Collo lungo è sinonimo di galoppatori, e il cane corso pur non avendolo così allungato da rientrare nei aloppatori puri, lo deve presentare abbastanza lungo, tanto da consentirgli quel trotto allungato che gli è caratteristico.

Tronco
La lunghezza del tronco supera dell'11% l'altezza al garrese
(= cm 67 / 100 x 110 = cm 74)

Petto
Largo, ben disceso e aperto, con muscoli pettorali molto sviluppati. Il manubrio dello sterno è alla stessa altezza della punta delle spalle.
La larghezza del petto, in relazione all'ampiezza del torace, raggiune il 35% dell'alteza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 35 = cm 23,5)

Torace
L'altezza del torace è pari a metà dell'altezza al garrese
(= cm 67 / 2 = cm 33,5)
La larghezza del torace, misurata nel punto più ampio, normalmente a metà dello stesso, è il 35% dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 35 = cm 23,5)
La profondità, o lunghezza, corrisponde al 55% dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 55 = cm 37)
Il perimetro, o circonferenza toracica, misurato dietro ai gomiti, supera del 35% l'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 35 = > cm 23,5)

Coste
Lunghe, oblique, larghe e ben cerchiate, ma senza eccessi.

Garrese
Si eleva nettamente sul piano dorsale, è alto, asciutto e armonico con collo e dorso.

Dorso
Ampio, muscolosissimo, lievemente rampante e dal profilo rigorosamente retto, ha una lunghezza che raggiunge il 32% dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 32 = cm 21,5)

Reni
Corti, larghi, molto muscolosi, solidi e dal profilo leggermente convesso, sono solo leggermentemeno larghi della loro lunghezza, pari al 20% dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 20 = cm 13,5)

Ventre e fianchi
Ne retratto ne avvallato, il ventre risale dal bordo sternale all'inguine con una morbida curva.
I fianchi, così come i reni, sono naturalmente molto corti e l'incavo è poco pronunciato.

Groppa
Fornita e ricoperta da grandi masse muscolari, larga, è lunga, con una misura pari al 32% dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 32 = cm 21,5)
L'inclinazione della groppa rispetto al piano orizzontale, misurata sul piano del profilo superiore, è di 15° - 16°

Coda
Inserita piuttosto alta rispetto alla linea della groppa, deve essere portata bassa in situazioni di riposo. In attenzione deve presentarsi poco più alta del dorso ma mai incurvata o alzata a candela.


Gli arti – The legs.


Arti Anteriori

Spalla
Lunga, prima fonte di quel trotto allungato che caratterizza e distingue il cane corso nella sua tipicità di movimento, è fornita di muscoli lunghi, ben divisi e netti. Aderente al torace ma libera nei movimenti, ha una lunghezza pari al 30 % dell'altezza al garrese e una inclinazione rispetto al piano orizzontale di 48° - 50°.
(= cm 67 / 100 x 30 = cm 20)

Braccio
Forte, ben saldato al tronco per due terzi, ha una lunghezza pari al 32% dell'altezza al garrese ed una inclinazione sull'orizzontale di 58° - 60°. L'angolo scapolo – omerale è compreso fra i 106° e i 110°.
(= cm. 67 /100 x 32 = cm 21,5)

Avambraccio.
Perfettamente verticale, a sezione ovale, ben muscolato soprattutto nel primo terzo superiore, ha una lunghezza pari al 32 – 33 % dell'altezza al garrese ed un perimetro subito sotto il gomito pari al 39% dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 32,5 = cm 22)
(= cm 67 / 100 x 39 = cm 26)
I gomiti, lunghi, aderenti ma non serrati al costato, rigorosamente paralleli al piano sagittale del tronco, hanno la punta che passa sulla verticale della punta posteriore della scapola al suolo.

Carpo
Largo, spesso, mobile, verticale al pari dell'avambraccio, ha un perimetro che arriva al 26% dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 26 = cm 17)

Metacarpo
Co un perimetro che arriva al 23% dell'altezza al garrese, è molto robusto, non molto lungo e presenta una inclinazione rispetto al suolo di 15%. (angolo di 75° sull'orizzontale)
(= cm 67 / 100 x 23 = cm 15,5)

Piedi anteriori
Di forma rotonda, con dita raccolte ed arcuate.

Arti posteriori

Coscia
Lunga, larga, con muscolatura sviluppata ma ben definita, ha un perimetro non inferiore al 70% dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 70 = cm 47)
La lunghezza supera il 33% dell'altezza al garrese e la larghezza non è mai inferiore al 25%.
(= cm 67 / 100 x 33 = cm 22,5)
(= cm 67 / 100 x 25 = cm 17)
L'inclinazione del femore sul piano rozzontale è di circa 70° e l'angolo formato con la groppa è appena superiore ai 90°.

Gamba
Con forte ossatura e muscolatura, ha una lunghezza pari al 32 % dell'altezza al garrese ed una inclinazione sull'orizontale del 50%, con un angolo articolare di 120°.
(= cm 67 / 100 x 32 = cm 21,5)

Garretto
Perpendicolare al suolo, largo, spesso, con salienze ossee pronunciate, ha una lunghezza dalla punta a terra che non deve superare il 26% dell'altezza al garrese ed un angolo articolare di 140°.
(= cm 67 / 100 x 26 = cm 17,5)

Metatarso
Sempre verticale al suolo, di forte spessore, cilindrico e corto, ha una lunghezza che è circa il 15% dell'altezza al garrese. Privo di sperone

Piede.
Leggermente più ovaleggiante dell'anteriore.

Taglia
Maschi da 62 a 68 (+2)
Femmine da 58 a 64 (+2)

Peso
Maschi da 42 a 50
Femmine da 38 a 45

Rapporto Kg/cm Maschi = 0,710
Rapporto Kg/cm Femmine = 0,680


®Nicola Mille
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